Fabio Giachino è, a ragione, considerato dalla rivista Jazz it uno dei dieci pianisti più talentuosi d’Italia, nonchè il miglior tastierista jazz. Tra gli innumerevoli premi vinti, ha da poco ottenuto una residenza d’artista a Copenaghen. Abbiamo avuto il piacere di ospitarlo per alcuni seminari di approfondimento sulla musica swing e approfittiamo ancora una volta della sua capacità didattica per capire un po’ meglio le “regole” e i colori della nostra musica preferita.

-Caro Fabio, spesso ci capita di invitare nuove formazioni a suonare per noi ballerini. Avere swing…è una questione di fortuna, è un dono o davvero ci si può allenare?

Ciao a tutti! Bella domanda… lo swing non credo si possa spiegare purtroppo, penso che lo si possa definire a grandi linee come un modo estremamente morbido ed elastico di “rimbalzare e respirare” sul beat creando in qualche modo una circolarità ritmica unica. Di conseguenza direi che ci si può allenare, ascoltando il più possibile i grandi musicisti e provando ad imitarli… È un percorso che richiede tempo e come in tutte le cose c’è chi ha più facilità a svilupparlo e chi meno.

-Nello swing degli anni ’30 il pianoforte si svincola sempre più dal ruolo ritmico e comincia ad acquistare più libertà nella melodia. Dal be-bop in poi ci perdiamo per strada i ballerini, ma acquistiamo un sacco di buona musica. Cosa terresti e cosa lasceresti di quell’epoca?

Il be-bop è stato un periodo storico pazzesco che ha portato grandi innovazioni aumentando enormemente la libertà esecutiva e improvvisativa dei musicisti. Inevitabilmente questo ha portato ad un maggior focus sulla musica tralasciando il ballo purtroppo. Poco per volta con l’avanzare degli anni, stili e varie influenze musicali, si sono smussati gli “spigoli” bop e si è giunti ad una buona via di mezzo che consentisse ai musicisti di suonare liberamente e ai ballerini di trovarsi a proprio agio. Ho sempre amato l’idea di andare oltre, cercare qualcosa di nuovo, provare, partire dal passato per arrivare a qualcosa di completamente diverso… Il be-bop ha avuto queste caratteristiche, è stato un elemento di rottura che ha dato una grande spinta creativa. Personalmente mi piacerebbe mantenere questo spirito di innovazione, sempre nel pieno rispetto delle esigenze reciproche, chissà cosa potrebbe accadere!

-Il più amato dai ballerini resta Count Basie: il pianista che ha fatto del riff la sua bandiera. Sfruttiamo la tua capacità didattica e la tua esperienza, per spiegare ai nostri amici che importanza ha la ripetizione per una musica da ballo.

La reiterazione è uno degli elementi fondamentali. Se pensiamo al ritmo, la ripetizione ossessiva di alcuni elementi base crea movimento (cassa e rullante ad esempio). Se a questo aggiungiamo una cellula melodica, la disponiamo nello spazio e la ripetiamo ad intervalli regolari (riff) otteniamo il groove. Credo che nel momento in cui melodia e ritmo generano groove insieme, si possa continuare a ballare per ore!

-Duke Ellington vs Count Basie. Sappiamo chi sceglierebbe un ballerino, ma ovviamente vogliamo il parere di Fabio Giachino!

Amo entrambi ovviamente, sono due eroi immortali che rimarranno nella storia! Se devo esprimere una preferenza, personalmente sono più legato a Duke Ellington. A livello compositivo si è spinto molto in avanti e ha saputo trarre e creare sonorità uniche dall’orchestra.

-Oltre alle tue capacità di esecutore sei noto anche per la tua abilità di compositore. Citando il tuo collega Davide Liberti, quanto è difficile essere creativi dopo Evans, Coltrane, Parker, Ornette e Ayler?

Non è sicuramente semplice, i riferimenti e i confronti troppi. Se comincio a pensare a tutta la musica meravigliosa creata… Beh viene da smettere subito… Infatti cerco di non pensarci, e va bene così 🙂

– Spesso Torino è considerata una fucina di talenti (in vari campi) che però poi lascia scappare via. Cosa pensi della nostra città per quanto riguarda opportunità formative e lavorative nell’ambito jazz?

Credo che Torino dovrebbe uscire un po’ dal “low profile” che la contraddistingue, da molti è considerata una città provinciale. Come hai detto tu, i talenti non mancano (in ogni campo), le idee, le innovazioni, la voglia di fare e crescere. Forse non bisognerebbe aver paura di mostrare a tutti il patrimonio che abbiamo a disposizione e che possiamo offrire, evitare di tenercelo per noi, così poi che qualcuno da fuori ce lo rubi, ma anzi valorizzandolo il più possibile e perché no, magari creandoci anche un po’ di business attorno! Ovviamente sarebbe molto buono, per quanto riguarda l’ambito jazzistico, creare un circuito che abbia una vita annuale continuativa magari anche con scambi di gruppi da fuori, evitando di focalizzare l’attenzione unicamente sui grandi eventi tralasciando l’attività di tutto l’anno.

-Sei giovanissimo e hai già ottenuto una serie di riconoscimenti davvero invidiabili…cosa vuoi di più dalla vita?

Sono in un periodo di transizione dove sto valutando e mettendo in discussione tanti aspetti del mio percorso, mi ci vorrà ancora un po’ per chiarirmi bene le idee. Al momento l’esigenza maggiore è riuscire ad emozionare di più con la mia musica.

Ringraziamo calorosamente Fabio Giachino da parte di tutto il gruppo Lindy Bros per la sua disponibilità, gli mandiamo un grande in bocca al lupo per la sua ricerca e aspettiamo al più presto lui, Ruben e Davide per altri lavori insieme!