Il Savoy Ballroom è stato il salone da ballo più famoso di Harlem durante gli anni d’oro della Swing Era. Bobby White ha scritto un interessante post sul suo blog che abbiamo tradotto per i lindy hoppers italiani.

Mike Thibault, collega esperto di storia del ballo, ha recentemente portato alla luce uno scan digitale della planimetria del Savoy Ballroom dalla Collezione Digitale della New York Public Library, oltre a una cartolina che mostra gli interni. Il risultato è stata una rinnovata discussione (e una chiamata alle armi per fare ricerca) sulla nostra ballroom preferita, che finora è stata immaginata in modi molto diversi nelle menti di tanti ballerini.

Quindi, diamo un’occhiata a questo posto, giusto?

Dalla piantina (disponibile qui) la cosa che più colpisce è quanto fosse piccola la pista da ballo. Ho sempre sentito dire “Il Savoy Ballroom era grande quanto un isolato”, ma non avevo mai pensato a quanto potesse essere grande la pista in paragone al locale. Come il ballerino Keith Moore ha sottolineato nella discussione, questo ci ricorda quanto il Savoy fosse un Social Club piuttosto che solo una sala da ballo.

Ancora, la ballerina Kayre Morrison ha chiesto, perchè lo spogliatoio degli uomini è così più grande di quello delle donne?

Frankie Manning ha spesso parlato di come fosse entrare nel Savoy e di cosa si provasse nel salire gli scalini, girarsi attorno e guardare il palco e tutti i ballerini. Come potete vedere nella piantina, questo è esattamente ciò che sarebbe potuto succedere.

Parlando di palco, un sacco di persone si sono interrogate riguardo alle famose battaglie delle bands che hanno avuto luogo qui. Negli anni, nell’immaginazione di molti si è formata l’idea che ciascuna band stesse ai capi opposti della sala. In realtà tutta la ricerca porta alla conclusione che i palchi fossero affiancati. E, furbescamente, le band ospiti che fronteggiavano Chick Webb suonavano sul palco più piccolo e discontinuo. Date un’occhiata a questa visuale tratta dal libro di Christian Batchelor This Thing Called Swing.

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Tratto da “This Thing Called Swing.” di  Christian Batchelor, notate il testo in alto.

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Tratto da “This Thing Called Swing.”

Nella visuale, Batchelor fa notare che il palco principale tra i due affiancati si trovasse sul lato nord. Osserva inoltre che il Cat’s Corner fosse sul lato nord della ballroom attaccato al palco principale (com’è sensato che sia, si tratta di uno spazio vicino alla band, ma anche facilmente accessibile alle zone laterali). Descrive la pista con le dimensioni di 66 x 17m, sebbene lo studioso di jazz Alexandre Abdoulaev sottolinea che le dimensioni della ballroom venissero costantemente esagerate per costruire la sua reputazione di essere grande, e in effetti sembra più piccola che nelle immagini.

Batchelor dice inoltre che venisse pulita ogni giorno con speciale attenzione ai chewing gum. (Noi abbiamo questa immagine delle ballroom anni ’30 come fossero dei posti soavi dall’etichetta vecchia scuola; questo è un posto rispetto a cui potremmo avere una marcia in più rispetto ai locali dell’ante guerra. Non riesco a ricordare di aver mai dovuto rimuovere un chewing gum dal pavimento dopo un ballo).

Michael Ghidiu ha messo a disposizione questa foto degli interni dal catalogo del The Savoy King documentary: (The Savoy King è un gran documentario su Chick Webb). La ballroom era strutturata diversamente dalle altre foto. Mike Thibault attribuisce questa foto a un articolo di giornale della fine degli anni ’50, proprio appena prima che il Savoy chiudesse.

savoyking

Basandomi sulle dimensioni della pista e supportato da questa foto, mi sembra più sensato ora il perché fosse soprannominato “Il binario” — provate a immaginare ballerini di Peabody che si muovono in un loop senza fine per tutto questo lungo e stretto spazio.

Per avere un’idea dei colori presenti (costringendomi a ricordare che il passato non era tutto marrone grigio e bianco) Mike Thibault ha inoltre trovato questa cartolina che rappresenta gli interni:

interni

Infine, c’è un filmato autentico di Frankie Manning che balla al Savoy Ballroom quando era più giovane (Per una frazione di secondo. Stavo studiando tutti i piccoli spezzoni di video del documentario di Ken Burn – come fate voi – quando ho improvvisamente realizzato che il ballerino che stavo guardando aveva un sorriso davvero familiare).

Ed eccolo qua: The Savoy Ballroom, nel caso non foste mai abbastanza sicuri di come sembrasse. Un enorme grazie a Mike Thibault per tutto il suo duro lavoro e ricerca, che ha portato alla luce la planimetria e la cartolina.

Footnote: La Digital Library ha anche alcune foto che hanno origine da una specie di dimostrazione in cui i ballerini indossavano le giacche dei “Whitey’s” così ben riprodotte da Chloe Hong.

al1  al minns

Sono abbastanza sicuro che quello a sinistra sia Al Minns. Non riesco a distinguere le parole sulla sua giacca, che potrebbero facilmente essere un soprannome. (La maggior parte dei Whitey’s aveva soprannomi. Uno di quelli di Al era “Rubberlegs” *gambe di gomma* e/o “Legomania” se non ricordo male, ma potrebbe averne avuti altri).

Vai all’articolo originale in inglese.

Bobby White

Tradotto dal blog Swungover di Bobby White. Bobby è un maestro internazionale di swing dance ed ha anche un "sordido" passato da scrittore di fiction, riviste e giornali. Leggi tutti gli articoli tradotti dal suo blog.